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Comune di Malo

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"Montecio"

montecio anni 50

 MONTECIO

Collina boscosa a nord di Malo dotata di un percorso vita, ora luogo di ristoro e di passegiate per i maladensi.

La sua storia parte da lontano. Conosciuto dai latini come Monticulus o Monticlus, il monticello, ospitava fin al quattrocento una zona boscosa d'altura che si estendeva compatta a nord-ovest fino alle sponde del torrente Livergon e oltre sulle pendici del Monte di Malo. Vi dominava una foresta di roveri, lecci, frassini, castagni con radure a macchia di noccioli e ontani. Dagli inizi del Cinquecento viene denominato il Montecio e diventa luogo di contrasto tra due concezioni opposto di uso del territorio. La famiglia Muzani di Capovilla vi sistema alcune terrazze per olivi presso le falde sud-ovest dell'altura e vi costruisce una torretta-roccolo. Per anni i maladensi faranno causa alla famiglia per avere un uso libero del monticello per la caccia, pesca, legnatico e raccolta. Testimonianza di queste liti sono raccolte numerose nell'archivio storico del Comune e nell'archivio di stato. Le aree intorno al Montecio già nel 1668 risultano quasi completamente di proprietà dei Muzan che oltre agli olivi piantano alberi da frutto, viti e castagni. Nel 1700 si aggiungono una quagliara, piscine e canali per irrigazione con le acque deviate dal Livergon e allevamento di pesci. Sempre in quel secolo si costruirà la "mura dal conte" che, da ogni lato, circonderà l'area del Montecio e di altri 75 campi vicentini. Si crea così l'area recintata più grande di tutto il paese.

Nella metà dell'ottocento le terrazze della collina sono in abbandono. La zona viene abbandonata e vi cresce spontaneo un bosco di castagni finchè nel 1867 da Venezia vengono ad abitare a Malo Antonio e la figlia Elena Muzan, sposa del conte Aldo Morandi Bonacossi. Questi cura il rinnovamento arboreo ripristinando balze e vigneto, filari di olivi e piante da frutto nelle terrrazze sud-ovest. Nelle groppe dell'altura, accanto ai ceppi di castagni vengono piantati degli abeti.

Nel 1917 la collina viene sconvolta da trincee, terrapieni e gallerie per approntare difese in vista della resistenza qualora gli austriaci rompessero il fronte sul Pasubio.

Attorno al 1950 la "mura del Conte" venne abbattuta, restano solo due pilastri settecenteschi che immettevano nel "serraglio". Sono visibili presso il centro di Malo di fronte al Museo Casabianca.

Quasi tutti i campi del brolo vengono trasformati in zona edificabile e riempiti da varie costruzioni residenziali. Unico luogo salvato dalla cementificazione, il Montecio. Simbolo di un territorio completamente trasformato dall'uomo è ora diventato un piccolo polmone verde ricco di fauna selvatica e di fatto divenuto il luogo più amato dai maladensi.

Via S. Bernardino, 19


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