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(riferimenti di pagina da
Opere scelte,
Luigi Meneghello, i Meridiani, Mondadori, 2006, Milano)
CAP. 1
CAP. 2
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Durante il 1943 svolge il Corso Allievi
Ufficiali Alpini a Merano.
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Verso la fine dell'estate viene mandato a
”presidiare un pezzo di costa tirrenica”
a Tarquinia.
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La notizia dell'armistizio giunge a
Meneghello e a Lelio finchè sono ancora a Tarquinia (8 settembre 1943) e
questo segna per loro la fine della naia.
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Meneghello e Lelio si mettono in strada a
piedi con altri tre ragazzi provenienti da Vicenza. Camminano tre o
quattro giorni e sostano nel convento vicino al lago di Bolsena.
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Arrivano a piedi in Umbria.
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Nei pressi di Orvieto incontrano un gruppo
di tedeschi che disarmano tutti i soldati che incontrano, ma Meneghello
e i suoi amici si erano fatti tenere le armi da un contadino.
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A Orvieto prendono il treno fino a
Vicenza.
CAP. 3
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Poco dopo essere giunto a Malo, Meneghello
si ritrova di nuovo col suo amico Lelio per provare la streyr di suo
padre; successivamente si recarono a Monte Pian e nell'area del Castello
per incontrarsi con molti altri paesani che, come loro, sentono il
bisogno di organizzarsi.
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Contemporaneamente iniziano anche i primi
contatti con Vicenza, e si intensificano quelli con Toni Giuriolo.
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Inizia la creazione del gruppo partigiano
vicentino: Meneghello, Bene, Bruno, Nello, Lelio, Mario, Enrico e
qualche altro.
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Per procurarsi le armi, cercano di
rapinare alcuni ufficiali a Vicenza ma con scarso successo.
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Lelio e Meneghello si recano in bicicletta
in vari paesi del vicentino per raccogliere informazioni.
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Durante il tragitto tra Monte Berico
(Vicenza) e Noventa, Meneghello e Lelio assistono ad un bombardamento.
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Cominciano ad organizzarsi i primi
comitati clandestini in paese: si occupano principalmente di scritte e
sabotaggi.
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Meneghello e i suoi compagni iniziano a
maturare l'idea di andare in montagna.
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Verso la fine dell'inverno (1944) il
gruppetto si trasferisce in montagna.
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Rimangono per un po' di tempo presso la
casa di campagna di Marta
; poi Meneghello, Nello e Bene partono in treno (grazie anche all'aiuto
di Marta) per organizzare un reparto nel Bellunese, dove c'era anche
Antonio Giuriolo.
CAP. 4
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Attraversano la valle chiamata Canal del
Mis e arrivano in una zona chiamata Landrina, in cui trovano una malga
sprangata.
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Dopo qualche giorno arrivano altri
partigiani tra cui Lelio. Il gruppo è ora composto di circa venti
persone ed è estremamente variegato: reduci dalla Russia o dai Balcani,
popolani della zona e uno di Venezia (il Ballotta).
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Durante la fase iniziale il comandante era
Meneghello ma poi ci fu “l'autogoverno”.
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In seguito arrivarono un gruppetto di
Inglesi e si unirono a loro.
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La prima impresa del gruppo è quella di
rubare del formaggio da un caseificio e di regalarlo alla popolazione
dell'Agordino, ma il Comitato si indigna molto per il gesto.
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Viene annunciato un primo rastrellamento.
Meneghello e il suo gruppetto si dirigono verso la città di Gena (Bassa
e Alta) che abbandonano presto. Poi vengono trasferiti su un camion
(probabilmente dal Comitato) e portati in cima al Canal del Mis in un
posto chiamato California, e il gruppetto iniziò pian piano a
disgregarsi.
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Viene organizzato un lancio aereo di
materiali e cibo sull'altipiano di Asiago ma al momento Meneghello e i
suoi amici non trovano nulla.
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Arriva un gruppetto di comunisti (che però
non rimane molto) e poco dopo arriva anche Toni Giuriolo per un
sopralluogo.
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Dopo che una malga e le case di alcuni
poveri popolani vengono bruciate, c'è la proposta di spostarsi in alta
montagna, dove non c'è gente.
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Il giorno di Pasqua del 1944 i partigiani
discutono sul da farsi: i ragazzi di Belluno decidono di staccarsi dal
gruppo e così rimangono solamente i quattro vicentini e due inglesi.
Questi ultimi cominciano a spostarsi di baita in baita e di paese in
paese (attraversano Rivamonte, Gosaldo, Forcella Aurine). Giunti a
Rivamonte gli giunge la notizia che due partigiani sono stati uccisi ad
Agordo. Decisero di far dire una messa per i partigiani con i pochi
spiccioli che avevano, poi il gruppetto si divide: Meneghello e Nello
partono in treno da Agordo per andare in Altipiano, mentre gli altri li
raggiungono a piedi.
CAP. 5
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Verso sera, Meneghello e Nello giungono
verso Asiago e furono accolti dal tenente Mosele (Cervo Rosso) che gli
fece attraversare la conca di Asiago e li direzionò verso l' Ortigara.
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Su un pianoro trovano un gruppo di
asiaghesi e si uniscono momentaneamente al loro campo base (che si trova
a due ore dall' Ortigara). Qui conoscono Il Castagna e incontrano anche
il Fino, che Meneghello conosceva già di fama.
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Nello e Meneghello salgono in Ortigara e
attendono per tre giorni l'arrivo dei loro amici (l'appuntamento era per
l' 11 maggio al cippo).
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Trovano lì vicino un casottino
(probabilmente appartenente a dei malgari) e decisero di passarci la
notte. Dopo un paio di giorno arrivano Nello e un ragazzo russo, e
decisero di avviarsi tutti e quattro verso malga Fossetta per
raggiungere gli altri. Durante il tragitto conobbero un nuovo gruppo che
da qualche settimana si era stanziato a metà strada tra l'Ortigara e
malga Fossetta; tra di loro Meneghello ricorda Cocche.
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Lasciato il campo del nuovo gruppo,
Meneghello e i suoi raggiungono malga Fossetta dove incontrano Antonio e
i due inglesi Walter e Douglas.
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L'accampamento del Castagna è sotto il
Corno di Campo Bianco.
CAP. 6
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Giungono all'accampamento delle staffette
che portano messaggi e arriva da Vicenza anche Dante. Il comandante del
gruppo al momento era Antonio, il vice era Meneghello ma lui “non
intendeva neanche più vicecomandare”
e lasciò il suo ruolo a Dante anche se “né io né i miei compagni la
smettemmo mai del tutto di vicecomandarci”.
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Poco dopo cominciarono ad arrivare altri
compagni vicentini come ad esempio Enrico, Bene e Renzo-Tempesta;
c'era anche Mario ma Meneghello non ricorda precisamente il suo arrivo.
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A questo punto il gruppetto era al
completo: erano in dodici compreso Rodino che arrivò da Vicenza e i tre
stranieri (due inglesi e Vassili il russo). Attorno si aggregavano
squadre di asiaghesi e vicentini. Non c'erano per vari motivi Bruno,
Marietto, Gigi e neppure Franco, che aveva una gamba offesa. (In questo
momento sono accampati con il Castagna vicino ad una grotta).
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Spedizione contro il Vaca (miliziano che
aveva sparato a Gino in Camporovere): Meneghello, il Finco e altri 15
(compreso Renzo) si recarono in val Galmarara per vendicare Gino ma
l'esito dell'impresa non fu positivo. (Antonio e Dante erano assenti).
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Lanci dei “bren” in Campo-Gallina in
Altipiano.
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Passeggiata di Meneghello, Enrico e Dante
verso il Bosco Secco e incontro con Simeone, che apparteneva al gruppo
del Cocche.
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Ad un certo punto Antonio decise che era
meglio staccarsi dal gruppo del Castagna per spostarsi verso la
Fossetta. A fine maggio in questo gruppo erano trentasei (compresi
Meneghello e i suoi amici). Oltre a loro c'erano altri due gruppi
presenti nella zona: il Castagna a sud e a ovest, e i comunisti a est.
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“Il 25 maggio (1944) scadeva l'ultimo
ultimissimo termine, poi dicevano che volevano spazzare le montagne”.
Un aereoplano tedesco andò a mitragliare il bosco; Meneghello si trovava
in loc. Zingarella, alle spalle del monte Zebio.
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Risalivano ora verso nord; Lelio e
Meneghello avevano trovato una capanna di mugari dove sostarono per una
notte.
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Incontrarono anche un gruppo di ragazzi di
Roana e Meneghello fece amicizia col Moretto, che veniva da una contrada
a nord di Asiago (morì anche lui nel rastrellamento del 5 giugno 1944,
gettandosi in basso in uno sperone di roccia per impedire agli ucraini
di rubargli l'arma e le scarpe).
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Il gruppo risale ancora verso nord.
Trovano una malga abbandonata alla svelta, probabilmente dai comunisti.
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A fine maggio arrivarono a malga Fossetta.
Erano in trentasei compresi i ragazzi di Roana e gli asiaghesi.
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Decisero di scendere in Valsugana per far
saltare la galleria sul fondovalle. Fecero sosta a malga Fiara, con loro
c'era anche Antonio. Poi proseguirono a sud di Marcésina e sostarono una
notte in bosco.
CAP. 7
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Il mattino seguente Meneghello, Bene,
Enrico e Dante, trovandosi nei pressi di Enego, decisero di rapirne il
dottore.
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La notte del 5 giugno c'è il primo
rastrellamento; i partigiani vengono svegliati dall'inglese di guardia
che vede molte macchine in arrivo.(Ora si trovano nella malga sopra la
piana di Marcésina). Si divisero in gruppetti: Meneghello era con Dante,
Enrico, Renzo, Mario, Bene e Rodino. Antonio invece si diresse a nord
con un paio di squadre. Il gruppetto di Meneghello riuscì anche a
trovare il paracadute del carico che si era perso nell'ultimo lancio; si
nascosero tutti assieme in una conchetta fra i pini e poi si riparano
utilizzando il paracadute (sopravvissero tutti). Di sera, quando il
rastrellamento fu terminato, tornarono a malga Fossetta e la trovarono
distrutta. Walter e Lelio (spacciatosi per Inglese) vennero catturati e
portati in Germania; dopo la fine della guerra vennero rimpatriati in
Inghilterra da cui Lelio tornò a casa. Il resto dei ragazzi vennero
uccisi, qualcuno era disperso: trovarono Vassili e un altro partigiano
(che appartenevano al gruppo del prigioniero di Enego); Dauglas lo
trovarono poi in Altipiano, mentre rimasero uccisi Nello, il Moretto e
Antonio.
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Sono rimasti otto vicentini e un russo da
kiev, fecero una tenda col paracadute bianco, e si misero in attesa.
(Nel gruppetto ci sono in questo momento anche Meneghello, Renzo e Bene).
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Decisero di spostarsi a sud tra Zingarella
e Zebio accompagnati da un partigiano di asiago; in questa occasione
vengono messi al corrente dello sbarco in Normandia da parte degli
Inglesi (avvenuto il 6 giugno 1944). Era il 10 giugno e Meneghello,
Enrico e Bene dormirono in una capannuccia in mezza costa in Zebio; in
una caverna vicina c'erano gli avanzi di un altro reparto.
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La notte del 10 giugno 1944 vengono
avvertiti da un asiaghese che era in arrivo un altro rastrellamento.
Andarono a svegliare gli altri partigiani che erano rimasti in
Zingarella e poi si avviarono verso nord. Ad un certo punto si divisero
in due gruppi: Bene ed Enrico con il russo e un altro; Meneghello con
Rodino, Dante, Renzo e Mario si posizionano sul monte Colombara.
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Meneghello si nasconde in una fessura
(scafa) del terreno nel Bosco Secco; Rodino muore.
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Meneghello ha perso le tracce degli altri
ed è convinto che siano tutti morti. In realtà Dante è vivo e si dirige
verso sud (scende dal Colombara verso Gallio e qualche giorno più tardi
torna in Zebio, dove trova Enrico e gli altri).
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Mario e Renzo erano rimasti insieme e si
erano nascosi in un anfratto. Verso sera erano usciti e avevano trovato
altri due o tre, erano scesi assieme alla Zingarella per prendere i loro
zaini, ma erano stati rastrellati e la malga era stata distrutta. Rodino
era morto, lo coprirono di sassi e tornarono a prenderlo dopo la fine
della guerra.
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Meneghello, dopo essere uscito dalla scafa
attraversa la conca di Marcésina e raggiunge la Valsugana. Si ferma a
Frizzón e viene ospitato in una
casa; al mattino seguente venne condotto nel fondovalle e nascosto in
una grotta perché erano in atto altri rastrellamenti (qui rimase una
settimana). Dopo qualche giorno arrivò il Cris e decisero di scendere
verso il fondovalle (Valsugana) per liberare due partigiani sconosciuti
a Meneghello. Gli procurarono un paio di scarpe e anche una P.08; si
fermarono vicino a un capitello, a due passi dal Brenta, e trovarono due
partigiani che li attendevano. Dormirono in una capanna in cui c'erano
anche due prigionieri tedeschi presi nell'altro versante del Grappa. Non
riuscirono a liberare i partigiani catturati perché erano stati
impiccati, e così uccisero i due tedeschi, poi decisero di seppellire i
due partigiani morti (uno era il Rino) ma incontrarono dei tedeschi e ci
fu una sparatoria. Poi Meneghello viene riaccompagnato a Frizzón nella
grotta.( Era probabilmente la notte di San Luigi). Il Cris andò disperso
in settembre durante un rastrellamento.
CAP. 8
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Meneghello, vestito per metà da contadino e per metà da sciatore, parte
verso la costa del Lisser per tornare in pianura.
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Attraversa alcuni paeselli come ad es Foza (val Frenzela?) e proseguendo
si trova a Conco. Qui incontra una camionetta di tedeschi che chiedono
informazioni per arrivare a Conco, ma Meneghello li manda verso Granezza.
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Meneghello si dirige verso le Melette ed incontra alcuni partigiani;
c'erano il Suster, Tecche Tecche, una donna (la Gina) e un altro. Quella
notte i cinque dormirono lì fuori tutti assieme, ed era in arrivo un
altro rastrellamento che fu in parte interrotto dal temporale. Il giorno
seguente si separarono: Meneghello voleva cercare notizie dei suoi
compagni così si dirige sull'orlo dell'Altipiano (in questo momento i
suoi compagni sono nel Bosco Nero, a un ora di strada, ma Luigi non lo
sa). Il Suster morì in settembre a Bassano.
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Il 10
giugno, giorno del secondo rastrellamento, salirono in Altipiano anche
Gualtiero e Giampa che trovarono Enrico e Bene sul monte Zebio. (Nessuno
sapeva che fine avessero fatto gli altri). Mario, Enrico, Dante e Renzo
dopo i rastrellamenti del 10 giugno si ritrovano, c'era anche Bene con
una caviglia slogata (lo misero a fare il carceriere e si accamparono in
Valbella e nel Bosco Nero in Granezza). Erano presenti anche alcuni
asiaghesi, altri locali e qualche capo, i veterani del corpo di Campo
Bianco, il Castagna, il Finco, e alcuni nuovi come il Giuliano e il
Bigatto, c'era anche Ferrabino.
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Intanto Meneghello si reca a Fara dove passò la notte; il giorno
seguente partì seguendo l'argine dell'Astico fino a Sandrigo (passò una
notte sotto il ponte), poi cercò di svoltare verso destra fino alla
chiesa della Motta, attraversò il fiume in secca e salì sulle colline
circostanti, dietro a Isola Vicentina.
CAP. 9
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“La
nostra piccola guerra si sposta sul piede di casa, s'incivilisce. Eccoci
qua sulle collinette nostrane, dietro a Isola Vicentina”.
Erano i primi giorni di luglio.
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Si
incontrarono ai piedi delle colline in un aia: c'erano reduci
dall'Altipiano, Dante, Mario, Enrico, Bene, Marietto, Gigi e altri.
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“La
popolazione dell'alto vicentino era tutta dalla nostra parte: gli altri
non entravano nemmeno in gara. Le colline e le campagne erano piene di
partigiani; dappertutto s'erano organizzate formazioni di ogni tipo; con
la buona stagione il moto popolare dell'autunno scorso aveva ripreso
vigore, in forme più specifiche e più tenaci”.
In questo momento (piena estate) la lotta partigiana si sposta sulle
colline di Isola e Santomio, ma alcuni gruppi erano presenti anche a
Torreselle e monte Pulco. Qui i partigiani ricevono visite di amiche e
morose, c'è anche la Simonetta, fidanzata di Enrico.
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In
luglio erano scesi in pianura anche gli altri compagni di Meneghello.
Renzo invece rimase in montagna e si aggregò a reparti
comunisti-indigeni; anche Giampa e Gualtiero rimasero su tutto l'inverno
e si aggregarono al gruppo della Sette Comuni. Scesero in pianura dopo
la liberazione.
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Erano
di nuovo una dozzina, con Raffaele, Marietto, Severino, Dante (che era
il capo ufficioso) e Bruno (che però non rimase sempre con loro). Si
occupano di lanci e piccoli sabotaggi con l'esplosivo.
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Nei
vari paesi erano presenti anche capi territoriali che organizzavano
viveri e rifornimenti, mantenevano i collegamenti tra i comitati e i
partigiani, fornivano notizie, sceglievano azioni.
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Anche
Bruno, fratello di Meneghello, partecipa ad una squadra di circa 6
membri. Rimasero fuori tutta l'estate e per qualche tempo furono in
collina con Meneghello.
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Questi
gruppi di partigiani di pianura erano capeggiati dal Tar, dal Tigre, dal
Negro, ed erano molto autonomi. Il Tar (capobanda leggendario) andò a
trovare il gruppo di Meneghello accompagnato da Rino-Aquila. Con lui ci
furono rapporti di buona vicinanza.
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Nascono altri guppi di matrice democristiana; uno capeggiato da
Omobono-Robertino in una zona vicino a quella di Meneghello.
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A
Torreselle c'è un reparto soggetto in parte al Tar ma capeggiato dal
Negro.
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Durante l'estate ci sono nuove reclute tra i partigiani, come ad es
Berto.
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In
questo momento i partigiani rubano automezzi e si scambiano merci
davanti al cimitero di Isola; fanno giri per le colline per cercare
contatti con gli altri partigiani (Recoaro, Valdagno).
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Un
giorno a Priabona Meneghello, Severino e Raffaele rubano le scarpe a un
tedesco.
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Per un
periodo il campo si trova sotto il monte di Torreselle.
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Il
giorno di Ferragosto Meneghello e i suoi compagni pianificano
l'uccisione del maggiore ma l'operazione dura due giorni; vi partecipano
in 4 o 5, c'è anche Gigi con la pala.
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Appuntamento a Monteviale col questore per trattare tutti insieme sul da
farsi: loro offrivano collaborazione in cambio di assicurazione per le
loro persone alla fine della guerra.
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A
settembre ci furono i grandi rastrellamenti sui monti, morì anche il
Conte che era tra i capi di pianura. Vengono preparate azioni
dimostrative a cui partecipano tutti i reparti della zona; Meneghello e
Gigi si spostano in bicicletta tra Faedo e Mución, fino a Priabona.
Incontrano alcuni camion tedeschi ma riescono a nascondersi sotto il
ponte. Alla fine dell'estate i rastrellamenti si smorzano.
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Tra i
colli Berici c'è un laghetto che si chiama Fimón, a metà autunno Luigi e
i suoi compagni si spostano lì e si preparano per il ritorno in pianura.
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Meneghello sosta alcuni giorni a casa della Marta,
poi si sposta a Padova dove ha appuntamento con Marietto.
CAP. 10
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Marietto e Meneghello rimangono assieme a Padova dove c'è un centro
clandestino, il loro compito ora è quello di andare in tutti i centri
provinciali e anche nelle città (Venezia, Verona, Rovigo, Treviso,
Milano) per creare collegamenti e scambiare informazioni. Siamo ora in
inverno.
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A
Padova Meneghello entra in contatto con Spartaco e Franco ( Licisco
Magagnato).
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All'inizio della primavera Marietto viene arrestato in via S. Francesco,
davanti alla sede del GNR, perchè trovato in possesso di stampe
clandestine. Spartaco venne avvisato e si decise di mandare la Simonetta
a prelevare alcuni importanti documenti nella camera che apparteneva a
Marietto e a Meneghello.
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Il
gruppo di Spartaco era molto vario: Meneghello, Andrè bellunese, Fiorò
trevisano, Meo e vari altri; tutti aderivano al Partito d'Azione. Ma
Meneghello e i suoi amici cominciano a pensare di tornare in montagna.
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Meneghello continua i suoi giri in bicicletta per le province (Padova,
Verona, nel Vicentino), accompagnato anche dalla Simonetta. Una sera
sostarono nella casa della Marta.
CAP. 11
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In
primavera c'è l'insurrezione di Padova, il gruppo di Spartaco tentava di
dirigere l'insurrezione. Un gruppetto di partigiani si ritrova nel
palazzo dei Gesuiti, da cui si vede Prato della Valle. Inizia una
sparatoria. I tedeschi riescono ad entrare nel palazzo dei Gesuiti. Alla
fine i tedeschi si arresero e alzarono le mani. Poco dopo Meneghello
incontra la Simonetta con Fiorò, comiciano anche le sfilate e i cortei.
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In un
palazzo importante, si propone a Meneghello e Marietto (liberato quella
mattina dalla prigione) di scrivere il fondo per il primo giornale
libero del Veneto, ma non se la sentono e il compito viene affidato a
Zacchèo.
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Meneghello riceve la notizia della morte del comandante dei gruppi
d'azione padovani.
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L'Ottava Armata entra a Padova. Passando per il Santo e il Bassanello,
Meneghello con la sua pattuglia (compresa anche la Simonetta) si dirige
a sud per andare incontro all'Ottava Armata. (Fine aprile del 1945).
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