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Ci sono opere architettoniche, di scultura, di pittura ed espressioni
delle altre arti, rappresentative di ciascun periodo dal Trecento ai nostri
giorni. Si possono incontrare piacevoli siti naturalistici e notevoli episodi
di edilizia spontanea.
Da visitare:
IL SANTUARIO DI SANTA
LIBERA
PROFILO STORICO
Rifacendosi a consuetudini riscontrate
anche in altre parti del Vicentino, è probabile che sul Colle sorgesse un
tempietto pagana, che S. Prosdocimo, primo evangelizzatore delle terre venete,
avrebbe fatto abbattere, facendo costruire una cappella dedicata alla Vergine.
Successivamente ingrandita, avrebbe dato origine alla pieve di S. Maria
Assunta (sec. VII - XIII), in stile bizantino.
Essa custodiva i fonte battesimale e il
Camposanto. L'edificio primitivo probabilmente sorgeva sull'area del coro
attuale. Attorno ad esso nel X secolo si costruì il Castello a difesa contro le
invasioni degli Ungari. Nel Trecento la costruzione è più ampia. Nello spazio
elevato c'erano tre altari: vi si accedeva dall'aula per mezzo di gradoni.
L'Altare centrale era dedicato a Santa Maria; di fianco sulla parete meridionale
era addossata la Cappellina dei Santi Leonzio, Capoforo, Eufemia e
Innocenza.
Sulla
parete settentrionale si apriva una nicchia in cui era venerata un'immagine
miracolosa detta "Santa Liberata" o "Santa Libera". Per essa
i documenti ufficiali propongono i nomi di S. Maria Antiqua, Maria Assunta, S.
Anna.
Il
primo ottobre 1640 il Vescovo Bragadin intitola l'altare a Santa Maria
Liberatrice ed è definitivamente il nome ufficiale.
Sul
finire del Quattrocento Francesco Muzan offre per l'altare principale la Statua
in pietra della Madonna con il Bimbo. Le parete sono ricoperte di dipinti sacri
popolareschi. Si accede all'edificio per una rapida scalinata che sale da ovest,
dall'attuale spiazzo dei cipressi.
Nel 1507
il centro religioso è trasferito nella chiesa parrocchiale di S. Benedetto,
edificata presso l'attuale torre del Duomo e l'edificio della Pieve diviene
luogo privilegiato della devozione a Maria. Nel 1585 viene fondata la
Confraternita del Crocefisso che vi apre un Oratorio ad uso esclusivo dei
confratelli e una cappella destinata al pubblico.
Il 22
maggio 1613 il vescovo Dionisio Dolfin ordina di cancellare le raffigurazioni
dipinte sulle pareti della chiesa perchè gli sembrano goffe, ma fa conservare
un'immagine che suscita devozione, dipinta nel Trecento sul pilastro interno
presso la porta d'ingresso, a sinistra di che entra: vi è raffigurata la
Madonna vistosamente incinta e che la gente la invoca come Beata Libera. Verso
questa immagini si rivolge la devozione delle donne in attesa di un figlio.
Durante la peste del 1630 la si invoca come Liberatrice.
Nel 1670
l'oratorio della Confraternita si impreziosisce di un Altare in marmo detto
"delle stelle", con la raffigurazione della Croce del Legno Vivo.
Nel 1690
ha nuova forma la Cappella del Crocifisso, adorna di marmi preziosi.
Nello
splendido altare domina la scultura di Gesù in croce.
L'8
settembre 1721 si consacra l'Altar Maggiore, fatto costruire in marmo dal
comune.
Al centro
era inserita la pala della Madonna Assunta del De Pieri.
Dal 1919
campeggia la Madonna con il bimbo scolpita dai maestri del Pedemuro nel nel
secolo XV.
Nel
quarto decennio del Settecento l'arciprete Giovanni Troncato fa erigere la
Cappella di S. Libera e in essa viene trasferita la porzione di pilastro su cui
è dipinta l'immagine trecentesca della Madonna.
Il 25
marzo 1830 si inaugura la Cappella dell'Addolorata costruita sul sito
dell'Oratorio, conservandone l'altare. Nel decennio successivo si costruisce la
Navatella dei santi Rocco e Sebastiano.
L'8
settembre 1874 viene benedetto il campanile edificato a nord-est del sagrato.
L'8 settembre del 1885 la Cappella dell'Addolorata è estesa all'area del
vecchio campanile ed è collegata all'aula della chiesa. L'8 settembre 1897 si
inaugura la ricostruzione della Facciata occidentale e del prospetto
settentrionale del Santuario: I frontoni sono adorni della statue di Maria con i
genitori Gioacchino ed Anna, di Giovanni Battista con Elisabetta e Zaccaria e
dei principali protettori di Malo: Gaetano di Thiene, Giovanni evangelista,
David, Benedetto, Bernardino e Rocco.
I primi
decenni del Novecento sono segnati dalle due guerre mondiali: della prima resta
memoria nella Scalinata monumentale e nel campanone del Castello. Le stazioni
della Via Crucis con le formelle in terracotta (successivamente sostituite da
altre in bronzo) opera di G. Cremasco, benedette il 7 settembre 1952, attestano
morti e sofferenze del secondo conflitto e della guerra di liberazione.
APPROFONDIMENTO
DEVOZIONALE
LA CAPPELLA VOTIVA
La
cappella della Madonna "incinta", S. Libera, così come si presenta
allo stato attuale, viene fatta erigere tra il 1730 e il 1740 dall'arciprete
Giovanni Troncato per accogliere la porzione di pilastro su cui è dipinta
l'immagine trecentesca della Madonna (originalmente collocato a lato della porta
maggiore dell'antica pieve).
Delle
balaustre marmoree e due possenti colonne delimitano l'area della cappella, al
cui altare troneggia uno dei rarissimi esempi di pittura che rappresentano la
Madre di Dio nel periodo della gestazione.
L'immagine
di S. Libera, di scuola giottesca, dopo la traslazione avvenuta nel 1739, è
inizialmente coperta con un drappo di seta che lascia intravedere soltanto il
volto e parte del collo.
Nel 1851,
l'affresco - che raffigura l'intera persona di Maria - è ridotto
all'esposizione del solo busto, incorniciato dalla preziosa inquadratura lignea
ancor oggi esistente, sempre con la protezione del drappo di seta. Un'iscrizione
alla base della cornice ricorda l'evento: "spes nostra salve - Anno
Domini MDCCCLI"
Don
Tarcisio Raumer, nel suo volumetto S. Libera di Malo. Nella storia e nella
tradizione /Vicenza, 1950), così descrive l'immagine della Madonna:
"L'altezza è al naturale; sta seduta, senza il Bambino; gli occhi
pietosamente rivolti ai riguardanti; il capo sul destro omero inclinato; bianca
la veste a rozzi fiorellini come trapunta; il manto del colore della terra
rossa; sopra l'immagine in monogramma a lettere greche si legge MP OY. Ebbe
venerazione dal popolo specialmente nelle pubbliche calamità e maggiormente
nella pestilenza dell'anno 1630. Dinanzi a questa immagine si pregò, si pianse
per la liberazione del fatal morbo che, secondo la tradizione, aveva stremato
così il paese che appena poche centinaia di abitanti si contavano; vi si
accesero lumi e candele, di cui qualche parte inferiore dell'immagine affumicata
conserva tuttora la traccia ....."
E'
tradizione popolare che la Madonna abbia fatto cessare il flagello, forse anche
con miracolose guarigioni. La popolazione, in segno di riconoscenza, prende ad
onorare l'immagine divenuta oggetto di così grande devozione col nome di "Maria
Liberatrice dal male"- cioè dalla peste -; in breve: "Santa
Libera". E col nome di "Santa Libera" la si venera ancor oggi.
Nel 1914,
il Vescovo vicentino Ferdinando Rodolfi fa togliere il velo che copre l'evidente
gravidanza, quasi a significare che è proprio grazie alla fase di gestazione di
Maria Santissima che il mondo è stato salvato da un Uomo-Dio: il Divino
Redentore Gesù.
La
devozione dei fedeli, cresciuta nei secoli, conduce molti ad esprimere
gratitudine e riconoscenza a S. Libera attraverso i "cuoricini" ex
voto (di diverse grandezze, in argento o argento e oro; tra tutti ne spicca uno
ricamato a mano e seta). Restaurati nel 2002, questi segni di fede e di
devozione trovano oggi albergo nelle nuove ed eleganti teche affisse ai lati
dell'altare e sul fronte delle colonne della cappella.
Già i
documenti della Visita pastorale del vescovo Dolfin nel 1613 attestano che
l'immagine di S. Libera, "veneratur a mulieribus", è oggetto di culto
particolare da parte delle donne gravide. A questo s'aggiunga che negli archivi
parrocchiali si conservano numerose testimonianze di persone che invocano
l'intercessione della Vergine del Santuario maladense per chiedere il dono della
gravidanza o della sua protezione durante la gestazione. Tutto ciò induce il
Vescovo Cesare Nosiglia a riconoscere in Santa Libera la Madonna della
Maternità. Con decreto vescovile dell'8 Settembre 2005 la devozione a S.
Libera, Madonna della maternità è estesa a livello diocesano.
PERCORSO MEDITATO
Il complesso del
santuario
Già del
basso, da piazza Marconi, se ne ha una visione panoramica, alto là sul colle
del Castello, con la cupola del lanternino, le statue, la parete nord che, con
il vicino campanile, guarda verso di noi, verso Malo.
«In
Castello si sale per due strade - scrive Luigi Meneghello in "Libera
nos a Malo" (1963) - una stretta a zig-zag, sullo spigolo della costa che
guarda in Prà, l'altra più ampia, ripida e dritta, fiancheggiata da platani».
La prima, dalla ghiaia che la ricopre (giaròn) è chiamata anche ziròn o
giròn. La seconda, con i gradoni che ne che ne rendono più agevole la salita,
permette di sostare davanti alle 1. 14
stazioni della Via Crucis. Frutto di un solenne voto fatto a S. Libera nel
corso della guerra del 1940-45, la via Crucis venne inaugurata il 7 Settembre
1952 (come ricorda una lapide posta tra il III e il IV capitello). Le formelle
delle stazioni, opera dello scultore scledense Guido Cremasco (1906-1979),
vennero realizzate in terracotta. Il deterioramento delle stesse procurato dagli
agenti atmosferici ne motivarono la sostituzione con altre sculture a
bassorilievo in bronzo, pure opera del Cremasco (1969). 2.
Le formelle originali sono oggi custodite nelle cappelle dell'addolorata
e dei SS. Rocco e Sebastiano, all'interno del Santuario.
3.
tra la VI e la VII stazione della Via Crucis troviamo la Colonna della
Passione, una croce di ferro battuto, posta su una colonna con base di marmo,
segno inequivocabile della presenza della confraternita, basti pensare che
all'inizio del 1600 su una popolazione di 2000 abitanti, essa poteva contare su
circa 1000 aggregati.
4.
Al Santuario si accede attraverso un'ampia gradinata, inaugurata l'8
settembre 1923. Sulle alzate dei gradini che formano le sei rampe di accesso,
come pure davanti alle tre porte della facciata, sono stati scolpiti i nomi dei
donatori.
5.
La facciata del Santuario(1897) presenta i tratti del barocchetto che
ritroviamo anche all'interno, mescolato ad elementi di stile liberty e
rococò. Otto lesene con capitelli a riccio revoluto, binate, delimitano i tre
scomparti in corrispondenza delle navate, dove si aprono le porte, precedute da
gradini e sormontate da timpani mistilinei in pietra, di elegante fattura.
Sopra un
cornicione proporzionato si eleva l'episodio architettonico superiore, con il
rosone decorato da graziosa cornice ovata. La porzione sommatale è coronata da
timpano ricurvo che delimita lo spazio attorno alla cornicetta rococò con
angeli ai lati del monogramma di Maria, sormontato da corona regale. Il frontone
della facciata è coronato da statue che svolgono due temi: la Vergine Assunta
con due angioli che le rendono omaggio e le figure del Vangelo dell'Infanzia di
Gesù, accennato da San Luca ed elaborato dalla tradizione: sul cornicione, a
destra si elevano Anna e Gioacchino, genitori di Maria; a sinistra con Zaccaria
e, spostato sul prospetto, il figlio Giovanni il Battista.
6. Il
Prospetto settentrionale ripropone lo schema della facciata principale. Nel
settore centrale, in corrispondenza dell'altare di S. Libera, si apre una
nicchia pregevole che raccoglie la statua di Gaetano Thiene , il Santo arciprete
di Malo.
Quattro
coppie di statue si stagliano sopra il cornicione. Partendo da ovest, subito
dopo Battista, troviamo: S. Giuseppe, sposo di Maria e S. Giovanni Evangelista
con il vangelo e ai suoi piedi l'aquila; viene poi la coppia del santo re Davide
e di S. Benedetto abate; l'ultima coppia è costituita da S. Bernardino da Siena
e da S. Rocco, patrono degli appestati.
7.
Il campanile attuale (1874), collocato fuori dal sagrato, segue il
modello invalso nella pianura vicentina dopo il Cinquecento. Elegante è la
cella campanaria che dal 1927 ospita il campanone, il cui suono, come dice
l'iscrizione, ripete continuamente alla Vergine la supplica: "Funda nos
in pace" (Fà che possiamo vivere in tempi di pace). La
precedente torre campanaria, in stile gotico, sorgeva presso il lato sud della
Pieve, ma fu demolita per far posto alla costruzione della navatella
meridionale.
L'interno
del Santuario si presenta in sobrio stile barocchetto, a tre navate. I
pilastri che la separano sono nobilitati da lesene e colonne. Ma le 2 navate
laterali sono "interrotte" da due preziosi altari-cappelle delimitati
dalle loro balaustre; ancora, le stesse navate corrono a fianco del coro per
concludersi con altri 2 altari.
8.
La cappella di S. Libera: vedi Approfondimento
devozionale.
9.
La cappella del Crocefisso, voluta dalla prestigiosa confraternita
omonima, assume la struttura attuale, in stile rococò, nel 1721, anche se
l'altare risale al 1690. Il corpo diafono di Gesù sospeso alla croce,
già nella pace della morte, splende come luna nella notte trapuntata di stelle
del velario. Il corpo di Gesù, dopo il martirio subito; ritrova nella morte la
sua armoniosa bellezza: riposa consapevole, nell'attesa della Risurrezione. E il
cartiglio sull'arcone ricorda: "E' stato posto qui come un segno: chi
guarda a Lui, vivrà". Simbolico è il rosso dei marmi di gran pregio
che rivestono le colonne dell'altare.
10.
La cappella dell'Addolorata lascia intravedere ciò che rimane
dell'antico oratorio della Confraternita del Crocefisso. Rinnovato nel 1670,
merita attenzione l'elegante paliotto della mensa, con inserti geometrici di
marmi e pietre dure. Anche se imbruttita da sopradipinture è eccezionale la
tavola con la Croce del legno Vivo che spicca contro il cielo blu notte e le
espressive raffigurazioni del Sole e della Luna. Si notino anche i 4 ovati posti
ai lati della Croce del Legna Vivo raffiguranti scene della passione. Nel 1919
la parte inferiore della croce fu tagliata per far posto alla statua lignea
della Madonna con il Cristo morto (opera dello scultore E. Caldana). A
fianco dell'altare trovavano collocazione due preziose statuette in pietra dei
santi Leonzio e Carpoforo, antichissimi patroni del territorio maladense. Ora le
statue sono affidate al Museo Diocesano di Vicenza.
La
cappella è impreziosita da 11.
antiche acqueforti (G. Capparoni) rappresentanti i 7 dolori di Maria, la
cosiddetta Via Matris.
12.
L'altare di san Rocco, che ha trovato questa collocazione solo verso la
metà dell'Ottocento, ospita una tela del 1632 raffigurante i santi Rocco e
Sebastiano, purtroppo in cattive condizioni. Si riesce tuttavia ad apprezzare la
sicurezza d'impostazione e la felicità compositiva dell'insieme, con S. Rocco
avvolto nel suo mantello di viandante su cui è appuntata la conchiglia del
pellegrino, e con S. Sebastiano dal corpo contorto a causa delle frecce del
martirio. Entrambi i santi invocano la Madonna che appare dall'alto con il
Bambino.
Il presbitero
è impreziosito dall'altare "comunale", 13.
l'altare maggiore, su cui campeggia lo stemma dell'antico comune
maladense. Il bianco e il rosso, i colori di Malo, sono profusi nei marmi e
negli stucchi. Il tutto fa da cornice alla quattrocentesca statua di pietra
della Madonna con il Bambino benedicente, ritenuta opera dei maestri Tommaso da
Como e Bernardino da Milano. La serena immagine è donata alla pieve da Francesco
Muzan sul finire XV sec. per suggerire al popolo una forma di devozione più
dignitosa di quella offerta dall'affresco di S. Libera. Apprezziamone la
dolcezza del volto dell'ovale allungato, con sopracciglia e palpebre
espressivamente arcuate; un lieve sorriso increspa le labbra della Vergine.
Dolcemente con la destra stringe la manina di Gesù che regge la melagrana,
simbolo della Grazia divina.
Il centro
dell'area presbiterale è occupato dalla 14.
tomba del cardinale Gaetano De Lai (1853-1928), originario di Malo e
"braccio destro" del santo papa Pio X. Un umile coro ligneo percorre
le pareti laterali del presbitero.
15.
Rivestono grande valore, anche dal punto di vista artistico, le 14 scene
dipinte ad olio su tela della Via Crucis, dovute ad ottimo maestro della
seconda metà del settecento. Fiammanti di rosso folgorano gli episodi
drammaticamente espressi.
si
ringraziano:
per i
testi : Mariangela Cogo, Terenzio Altini, Silvio Eupani.
E' l'antica Pieve di Malo, rinnovata nelle strutture dal 1721 al 1897. Di
particolare valore la Madonna con il Bimbo, capolavoro in pietra della bottega
di Bernardino e Tommaso del Pedemuro, l'altare delle stelle del 1670 (o dell'Addolorata),
la Cappella del Crocefisso (1690), e quella di Santa Libera (1739) con l'immagine
postgiottesca. La Monumentale Via Crucis lungo la salita al Santuario ha formelle
in bronzo di Guido Cremasco (1952).
Chiesa di San Bernardino, (ora Sala
Consigliare)
E' la chiesa del Comune, gotica, edificata nel 1456 sul sito di un'antica
cappella, accanto all'Ospitale. Il sacerdote, eletto dal Comune, aveva l'incarico
di istruire i giovani e di assistere i bisognosi. Nell'interno ci sono tracce
di vetusti affreschi. Significativo il ritratto arguto di San Bernardino.
Chiesa di San Francesco in via Muzzana
Il campanile gotico, del 1460, era affiancato alla Chiesa di San Giacomo della
quale si è recuperato l'affresco con il Padiglione. Francesco Muzan nel
1507 eresse la chiesa in stile Rinascenza su probabile disegno di Rocco da Vicenza.
All'interno fascia con grottesche tardogotiche del 1507, antico Fonte della
Pieve e tele del Settecento.
Chiesa di San Nicola in via
Porto
La chiesa, come l’attigua abitazione che fu casa
del cappellano e che ora ospita un centro di ritrovo per gli anziani, furono
voluti per testamento da Nicolò da Porto (1537) e realizzati molto più tardi da
suo nipote Don Giampaolo (inizi del 1600. Sicuramente la chiesa era già eretta
nel gennaio 1613, come attestano alcune fonti documentarie).Nell’800 la
chiesetta passa in proprietà degli Esposti di San Marcello.
Al suo interno si conserva una pala d’altare del Maganza
raffigurante San Nicolò.
Orari di apertura: dal lunedì al sabato dalle14.30
alle18.30.
Torna su A Molina
Chiesa di Santa Maria.
La parte centrale dell'edificio, con pianta a croce greca, fu iniziata nel
1466 da Francesco
Da Porto. Suo figlio Giovanni commissionò il Christus Patiens e la Pala
in pietra della Madonna con il Bimbo e San Bernardino, capolavoro dei Maestri
del Pedemuro.
Castello gotico di Giovanni Da Porto.
Si allinea lungo la strada, ora devastato, quanto rimane della facciata dalle
eleganti torrette, coronata un tempo da pittoreschi merli a coda di rondine.
Il Castello fu ultimato nel 1481.
Incompiuta Villa di Giuseppe Da Porto.
Sul lato settentrionale della scenografica Corte Granda si innalzano le colonne
del Pronao, progettate gigantesche, nelle dimensioni del tempio di Giove Statore
a Roma. La costruzione della villa progettata da Andrea Palladio fu interrotta
nel 1542.
Oratorio di San Rocco.
Sul sito di precedenti edicole, nel 1708, fu edificato nelle eleganti forme
attuali, con qualche sorvegliato elemento rococò. Restaurato di recente
conserva all'interno un pregevole altare.
A San Tomio
Barco Ghellini
Una Casa Torre dei Loschi e un Palazzo cinquecentesco sul sito di un casale
furono collegati nel 1620 dalle nobili arcate della Loggia, alte su due piani,
su disegno di architetto scamozziano.
Corte dei Loschi e Villa Checcozzi Dalle Rive
Lo spettacolare insieme, su un sito abitato ininterrottamente dal periodo
romano, ora è in degrado. Si nota un'antica casa torre, riattata nel
Quattrocento. La villa fu progettata dal Muttoni per Matteo Checcozzi. Stupefacenti
sono le decorazioni del Salone, eseguite nel 1720. Le statue simboliche della
Scala d'onore sono attribuite a Giacomo Cassetti. La misteriosa alcova con gli
espressivi telamoni è un ambiente intrigante.
Nei dintorni si possono ammirare la rinascimentale Casa Marchesini,
il Palazzo tardosecentesco di Corte dei Grendene e al Visan l'insieme
di Villa Fabris con l'Oratorio della Concezione, del 1714.
La Chiesa parrocchiale, edificata nell'Ottocento sul sito di una cappella
esistente già sul finire del
Duecento, custodisce la Pala di San Tommaso, opera di Girolamo Maganza.
Nel Centro Storico
Le contrade, già strutturate nel Quattrocento, conservano dimore
gotiche, rinascimentali e classiche: ogni secolo posteriore è documentato
in facciate, portali, palazzate e caratteristiche quinte di case, riusciti esempi
di architettura spontanea .
Capovilla vanta la storica residenza dei Morandi Bonacossi, discendenti
dei Muzan. All'interno un
pozzo e la colombara risalgono al Quattrocento. Del secolo successivo è
il porticale colonnato.
La Casabianca, già ottocentesca fattoria del Montecio, è
ora sede della prestigiosa raccolta di Grafica Contemporanea e di numerose iniziative
culturali.
Furono costruiti agli inizi del Settecento Palazzo Galdioli Gualtiero
in Via Muzzana e Palazzo Di Velo Cera in Via Chiesa. Risale a questo
secolo Palazzo Muzan ai Pini, edificato presso le strutture di un Casale
del Cinquecento.
Tra i più antichi edifici è la Vicarìa, ora Palazzo
De Zen Grendene: forse Sala della Curtis. Fu residenza di Enrico Scrovegni
e di suo genero Vitaliano De Lemici, usurai padovani condannati da Dante nel
XVII canto dell'Inferno. La facciata e il portico colonnato sono degli inizi
dell'Ottocento.
Alla fine dello stesso secolo risale la costruzione di Palazzo Corielli,
sede del Museo della serica e della laterizia.
Villa Castellani Fancon fu edificata nel 1775 sulle dimore medievali
dei Muzan. La facciata neoclassica è del 1862, su progetto di L. Dalla
Vecchia. Sono favolosi i Giardini all'italiana con la Serra e il Parco Romantico,
disegnati da A. Caregaro Negrin. All'interno pregevoli affreschi e dipinti di
G. Busato e L. Giacomelli.
Villa Zerbato Clementi, ora dignitosa sede della Biblioteca, è
un insieme di edifici del Sette e Ottocento cresciuti intorno ad una casa torre
al centro di uno dei più antichi casali benedettini, con gran brolo cinto
da muri già nel Trecento.
Il Duomo, su disegno dell'architetto neopalladiano L. De Boni, è
imponente monumento, severo nella sua classica maestà. Sugli altari e
sulle pareti si allinea una serie di dipinti, espressione dei più noti
maestri dell'Accademia Veneziana, come Molmenti, Roi, Busato, Grigoletti, Zona.
Nella sacrestia sono custodite tele provenienti dalle chiese di San Benedetto,
di Santa Maria del Castello e di San Bernardino, come la Pala dell'Assunta del
De Pieri, quelle di Sant'Antonio, di San Gaetano e La Strage degli Innocenti
di G.Carpioni, la pregevole Annunciazione di G.Apollonio, genero di Jacopo Da
Ponte detto il Bassano.
A Case di Malo nel 1864 si edificò un oratorio, dedicato a San
Michele, patrono dei fornaciai.
Nel 1910 si costruì lo slanciato campanile. La chiesa attuale è
del 1927; fu ampliata nel 1936 su disegno dell'ing. F. Miotti.
All'Ottocento risalgono numerosi palazzi tipici, con ingresso voltato, come
Palazzo Zambon,ora nobile sede del Comune. Nel contiguo Palazzo Meneghello
nacque Luigi, lo scrittore veneto più rappresentativo che trascorse qui
l'infanzia. Nelle sue opere prestigiose ha immortalato con arte mirabile la
piccola patria, il particolare linguaggio, il caratteristico e libero spirito
maladense.
Testi a cura di Mariangela Cogo
Per la Chiesa di San Nicola in via Porto: testo tratto da
"Malo e il suo Monte. Storia e vita di due comunità"
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