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Luigi Meneghello
(Malo, 16
febbraio 1922 - Thiene, 26 giugno 2007)
Commiato del Sindaco di Malo Antonio Antoniazzi il 29 giugno 2007, giorno
della celebrazione funebre
Siamo
qui riuniti per celebrare Luigi Meneghello, senza dubbio una delle più
grandi voci del Novecento ma soprattutto un uomo molto amato nel suo paese
natale.
Come
Sindaco di Malo voglio innanzitutto esprimere la profonda gratitudine di
tutti i maladensi nei confronti di Luigi Meneghello per il dono prezioso
ricevuto da questo grande uomo che, con il suo ingegno e la sua opera, ha
colto davvero l’essenza della maladensità e ci ha resi depositari di
un’identità culturale che conserveremo per sempre. Grazie ai suoi
scritti le case rurali, le polverose strade del paese, la colorata
atmosfera cittadina, il bosco del Montecio rivivono sui banchi delle
scuole, sulle cattedre universitarie rendendo la sua, la nostra piccola
Malo nota al mondo intero.
Luigi
Meneghello nelle sue pagine con affettuosa nostalgia ha parlato delle
nostre radici, di come eravamo quando la realtà di Malo era quella di una
semplice e autentica società contadina con i suoi personaggi, le sue
consuetudini. E noi attraverso i suoi occhi ci riappropriamo di questo
passato e non temiamo che questo patrimonio vada perduto perché resterà
a disposizione delle future generazioni nei suoi scritti.
Avremmo
voluto averlo qui con noi ancora per lungo tempo per condividere
l’interesse per il nostro territorio, per godere ancora della compagnia
di questa mente brillante, per sentirlo parlare di Malo coma un paese
“Bellino ancora” come disse in una trasmissione pochi mesi orsono.
Non
ci resta che la memoria e ricorderemo il professore passeggiando per Malo
e gettando uno sguardo alla sua casa natia rimasta pressoché intatta da
quando vi trascorse la sua infanzia, lo ricorderemo con orgoglio e
nostalgia ogni volta che leggeremo il suo nome sui più illustri testi di
cultura contemporanea, lo ricorderemo provando un moto d’affetto quando
saremo immersi nella lettura delle sue opere.
Lo
rimpiangeremo ogni volta che una testimonianza della Malo del passato andrà
perduta e non ci sarà più nessuno a raccontarla.
Commiato
del Professor C. Duggan il 29 giugno 2007 giorno della celebrazione funebre
(Christopher Duggan, Professor of Italian History,
Università Reading)
Io sono l’attuale capo del dipartimento di studi italiani
all’Università di Reading, il dipartimento che Gigi ha creato negli
anni dopo il suo arrivo da giovane nel 1947 nell’Inghilterra –
un’Inghilterra austera e curiosamente tradizionale e sicura di sè, che
lui ha rievocato magistralmente nel Dispatrio.
All’inizio l’insegnamento della letteratura e della storia italiana, a cui Gigi si dedicava, faceva parte
del dipartimento d’inglese, ma nel 1961, grazie alla sua energia e
visione, si è formato un dipartimento autonomo di studi italiani. E per
quasi 20 anni Gigi è remasto capo di questo dipartimento, guidando la sua
crescita.
Quando io sono arrivato nel dipartimento nel 1987, sette anni dopo
il suo ritiro per dedicarsi alle sue attività letterarie, Gigi era una
presenza ancora quasi corporea. Tutti parlavano di lu. Tutti – il suo
amico strettissimo Giulio Lepschy, Chris Wagstaff e Percy Allum (oggi qui
presenti), Zyg Baranski, Silvia Stewart, Shirley Vinall, Verina Jones,
Paul Corner, Stuart Woolf – tutti ricordavano con tanto affetto vicende,
detti, momenti, episodi – episodi anche un po’ machiavellici – di
questo scrittore geniale che aveva creato un dipartimento così originale;
un dipartimento nella sua immagine, pieno di umanità, di umanismo, di
vivacità e di curiosità per tutte le manifestazioni dell’intelletto:
della letteratura, della lingua, della storia, della filosofia,
dell’arte.
Noi tutti del suo dipartimento a Reading, tutti i suoi amici e
colleghi inglesi, lo salutiamo a lo ringraziamo per tutto quel che ha
fatto, e soprattutto per quel che è stato come essere umano.
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