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Proseguendo
verso Villaverla si incontrano le località della Vacchetta prima e
della Losca poi. Entrambe erano possedimenti dei conti Loschi,
denominati anche Branzo-Loschi a causa dei legami economici-parentali
con quest’altra famiglia. Le due zone, entrambe di antichissima
origine, nel Cinquecento erano fondate su alcuni edifici costituiti da
una struttura principale (residenza signorile rurale) cui spesso, come
nel caso documentato in foto, era aggregata la colombara. Essa era
formata da una torre di base quadrata, alta solitamente quattro o cinque
piani, ricoperta da un tetto a spiovente e avente finestre solitamente
non simmetriche, a causa dei continui lavori di rifacimento. Le
colombare venivano utilizzate per l’allevamento dei colombi e come
ripostiglio dei attrezzi, ma la corporatura massiccia visibile nel
complesso della Losca e le merlature segnalano una funzione difensiva
forse accentuata dopo la disfatta di Agnadello (1509).
A volte era necessario difendersi dai contadini irritatati dalle
angherie dei loro stessi signori, e proteggersi in caso di attacchi e di
lotte tra ceti nobiliari, dimostratisi spesso litigiosi fra loro.
Questa singolare struttura architettonica soleva avere inoltre una
scaletta a chiocciola molto stretta e ripida che portava all’ultimo
piano che poteva essere allineata con altre colombare, come ad esempio
in questo caso con quella di Villa Checozzi a San Tomio. Spettacolare è
l’allineamento tra la Colombara che esisteva fino a trent’anni fa
nella zona di San Rocco a Molina e quella in via San Pietro nel vicino
comune di Marano con un’altra ora inglobata sempre nel centro di
Marano.
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